L'Italia di fronte all'Unità


Il brigantaggio e le forme di reazione alla dominazione piemontese

Contesto storico

Garibaldi incontra Vittorio EmanueleAll’alba dell’unità politica nazionale, raggiunta nel 1861, la penisola italiana è l’insieme di regni diversi per governi, cultura, ideali, lingua e ordinamenti giuridici. Il sud Italia è governato dai Borbone, dinastia di origine spagnola il cui regno è denominato “delle due Sicilie”, intendendo l’unione del Regno di Napoli con quello Siciliano. Il centro Italia è governato dallo Stato della Chiesa: per tutto il territorio del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e delle Romagne vige la legge del Papa, con ordinamento e politica propri. Lo Stato della Chiesa è forte dell’appoggio storico dei francesi che però, nel 1861 con Napoleone III, si coalizzeranno con i nemici del Papa, i Piemontesi. Questi ultimi dominano il nord della penisola guidati dal Re Vittorio Emanuele di Savoia e governano il Regno di Sardegna, comprendente il Piemonte, la Sardegna, la Liguria, la Val d’Aosta e altri territori del nord Italia. Gli elementi che porteranno all’unificazione della penisola sono moltissimi e di varia natura, sia politica che ideale.

Situazione politica all’alba dell’Unità d’Italia

Giuseppe Garibaldi e l'unificazione d'italiaSenza voler né interpretare né citare le tesi revisioniste di questo complesso periodo storico, è comunque evidente che il nascente Stato Italiano trova la sua radice più profonda nella volontà dei Piemontesi di dominare l’intera penisola, e saranno i fatti a dimostrarlo: il Re Vittorio Emanuele II sarà il primo Re del neo stato Italiano; verranno adottate le leggi piemontesi; la spedizione dei Mille è stata sostenuta e finanziata dagli stessi piemontesi; le terre del sud appena liberate dal rivoluzionario Garibaldi verranno ben presto occupate dagli eserciti piemontesi. È altresì vero che gli intenti politici di conquista piemontesi coincisero con lo sviluppo di una coscienza politica che mira all’ unità nazionale soprattutto nella borghesia, con la diffusione delle idee liberali e dell’Illuminismo, e che quindi alimenta il movente ideologico di unità oltre a quello di dominazione.

Anni prima infatti cominciarono a diffondersi speranze e idee liberali suscitate dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione Francese. Queste idee, portate in Italia da Napoleone, alimentarono nel Regno di Sardegna un crogiuolo di aspettative e di ideali, alcuni incompatibili tra loro. Vi erano in campo le varie idee romantico-nazionaliste, quelle democratiche e repubblicane professate da Giuseppe Mazzini, gli ideali laici e socialisti di Giuseppe Garibaldi, le convinzioni liberali e monarchiche filo-Savoia di Cesare Balbo, Massimo d’Azeglio e Camillo Benso Conte di Cavour, mentre altri ancora, come Vincenzo Gioberti, pensavano ad una confederazione italiana presieduta dal Papa. Alla luce di questo, risulterebbe approssimativo e irrazionale considerare la spedizione dei Mille e la conseguente unificazione dello Stato come pura volontà rivoluzionaria di pochi illuminati come Garibaldi, i quali, se pur mossi da saldi ideali liberali, si configurano come i mandatari in buona fede di coloro che invece nutrivano aspirazioni di conquista e accentramento del potere.

Il brigantaggio in Italia

Brigante marchigiano armato tromboneSu questo sfondo imperversa la realtà del proletariato che, anche a voler sostenere la tesi più filo-piemontese, è vittima delle trame borghesi sabaude sia con i nobili siciliani che con il clero. Se c’è una classe sociale che non avrà voce in capitolo, quella è proprio il proletariato.

A differenza della Rivoluzione Francese infatti, non saranno i movimenti giacobini della plebe a insorgere chiedendo la “rivoluzione” o “l’unità nazionale”, prendendo quindi parte ad un movimento attivo spontaneo, ma avverrà un coinvolgimento “passivo” delle masse, innescato dai Mille e forte dell’insoddisfazione a prescindere che un qualunque proletario doveva inevitabilmente nutrire di fronte agli stenti e ai disagi della vita quotidiana. In questa realtà e soprattutto al sud, nasceranno piccoli movimenti organizzati di rivolta che ben presto assumeranno una dimensione preoccupante per il nuovo stato: il brigantaggio. Le bande dei briganti sono capeggiate da ex patrioti, disillusi, renitenti alla leva o semplicemente furfanti, che spesso hanno fuso la ribellione politica con il comune delinquere ma che nel loro agire sconsiderato e sfacciato hanno conquistato l’appoggio delle genti comuni.

I membri della Banda Grossi


Criminali per qualcuno, benefattori per altri, insieme per un unico Ideale.